In un lembo di terra, rimasto risparmiato dagli interventi di edificazione post-unitari, si erge una modesta chiesetta. Stretta tra i vicini binari sopraelevati della ferrovia e quelli del tram che corrono lungo via Giolitti la sua sopravvivenza ha del miracoloso. Nel frastuono della città odierna risulta difficile immaginare che la Chiesa dovesse originariamente apparire isolata nel paesaggio seicentesco dove prevalgono campi e resti archeologici sparsi. Circondata da alberi d’olmo tra orti e vigne , in una zona ricca d’acqua dove cresceva l’eupatoria, l’erba di Santa Bibiana, famosa per le sue qualità curative.
L’edificio ha rappresentato il banco di prova per alcuni degli artisti più rappresentativi del Seicento.
La titolazione del luogo di culto è a Bibiana, giovane fanciulla, che, secondo una Passio tardoantica , sarebbe stata martirizzata, insieme alla madre Dafrosa e alla sorella Demetria, sotto il regno di Flavio Claudio Giuliano nel IV sec. d.C. La fanciulla, tenace nella sua fede cristiana, sarebbe stata sottoposta al flagello delle corde piombate romane dal prefetto Aproniano. Un primo edificio di culto sarebbe già sorto per volere di Papa Simplicio.
Alcune testimonianze permetterebbero di ricostruire l’esistenza sul luogo di un antico cimitero dove erano sepolti diversi martiri; le loro spoglie sarebbero state portate all’interno della Chiesa. Un convento vi sarebbe sorto annesso nel corso del sec. XIII.
Tra le varie reliquie che richiamano la memoria della Santa c’è una colonnina in marmo rosso antico presso l’ingresso che, secondo la tradizione, è quella del martirio della Santa.
La Chiesa fu oggetto di rimaneggiamenti in età barocca, in particolare in occasione del Giubileo del 1625 sotto Urbano VIII. In un clima post-riformistico, volto a riaffermare il culto di santi, il ritrovamento delle reliquie di Demetra e Dafrosa al di sotto dell’altare divenne l’occasione per promuovere la valorizzazione di una Chiesa inserita già in itinerari di pellegrinaggio. Il progetto venne affidato al ventiseienne Gian Lorenzo Bernini. L’edificio risulta essere la prima opera architettonica del giovane.
La Santa Bibiana fu realizzata da Bernini nel 1624-26 per essere posta sull’altare maggiore della chiesina omonima, fatta restaurare da papa Urbano VIII. Con il suo senso teatrale e scenografico, Bernini realizzò il suo primo tentativo di impostazione scenografica di una scultura in rapporto con l’ambientazione, con lo spazio e con la luce. Considerando la luce come elemento strutturale, capace di amplificare l’aspetto emozionale di un’opera, previde due aperture da cui far scendere la luce, un'ampia lunetta sul fondo della parete d’altare e una finestra situata nella parte sinistra della volticella in corrispondenza dell’altare, in modo da avere due fonti di luce che interagendo creassero motivi di suggestione. Questo assetto scenografico fu in parte alterato nel corso del Settecento, ma l’impostazione generale resta e se la scultura avulsa viene tolta dalla sua ambientazione e portata all’interno di un museo, non si può apprezzare il nuovo, sentimentale, patetico linguaggio del Bernini, che seppe interpretare la temperie culturale, spirituale e religiosa di quegli anni. Né si può apprezzare il rapporto che la scultura ha con gli affreschi disposti sulle pareti laterali realizzati da Pietro da Cortona e Agostino Ciampelli.
All'elegante facciata, articolata su due ordini e scandita da alcuni pilastri, con portico inferiore, risponde l’interno. L’impianto interno della basilica è a tre navate suddivise da una doppia fila di colonne. Fulcro della decorazione interna è la statua della Santa, inserita in un’edicola in corrispondenza dell’abside. In marmo bianco la Santa rivolge il suo sguardo verso l’alto, dove originariamente era posizionata una raffigurazione di Dio. La fanciulla, appoggiata alla colonna del martirio, leva il braccio destro e con il sinistro abbraccia un ramo di palma di bronzo dorato. Per esaltare ancor più il marmo bianco della santa il Bernini realizzò una nicchia rivestita di pietra di lavagna.
Santa Bibiana è un piccolo gioiello nascosto e poco conosciuto del quartiere Esquilino che si conserva splendido, lontano dalla calca di turisti.