L’accessibilità urbana rappresenta un fattore determinante per garantire la fruizione equa degli spazi pubblici, rendendo le città più inclusive e vivibili per tutti gli utenti, a prescindere dalle abilità motorie o sensoriali.
Questo approfondimento integra le osservazioni sul campo nel contesto del quartiere Esquilino con evidenze tratte dalla letteratura sociologica e urbanistica, al fine di individuare criticità e proporre interventi mirati. Per dare una connotazione comprensiva di vari aspetti, una delle soluzioni possibili verte sul modello sviluppato dell’Universal Design, secondo il quale gli spazi urbani devono essere concepiti sin dall’inizio per rispondere alle esigenze di tutti gli utenti, minimizzando barriere architettoniche e garantendo usabilità massima. Il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) emerge come strumento strategico per le amministrazioni comunali, supportando una progettazione sistemica e partecipata che coinvolge cittadini, tecnici e scuole nel co-design di soluzioni inclusive.
Inoltre, un altro aspetto da contemplare per una simile analisi è la governance degli spazi pubblici, la quale non può limitarsi alla pianificazione fisica, ma includere modalità di gestione quotidiana volte a preservare l’accessibilità e la vivibilità. Tommaso Vitale, professore e ricercatore di Sociologia, evidenzia come gli spazi ben gestiti diventino veri e propri “servizi comuni”, in cui la manutenzione ordinaria e la partecipazione collettiva sono essenziali per evitare degrado e favorire un senso di appartenenza civica.
Per poter tali premesse analitiche, sono stati presi a campione tre luoghi cardine del quartiere: il Mercato Esquilino, la Basilica di Santa Maria Maggiore e Piazza Vittorio Emanuele II. Al Mercato Esquilino l’ingresso principale è privo di barriere, ma gli accessi laterali e posteriori risultano trascurati e poco individuabili, con scarti alimentari che ostacolano la mobilità di persone con disabilità motoria. Piazza Vittorio offre invece percorsi pianeggianti e ampie vie d’accesso, panchine ombreggiate e un roseto centrale, ma soffre di mancanza di segnaletica dedicata e di un sistema d’orientamento digitale per utenti con esigenze speciali. In entrambi i casi, l’assenza di indicazioni inclusive penalizza una parte della popolazione.
In ultimo, la Basilica di Santa Maria Maggiore appare ben presidiata e facilmente accessibile: il personale di sicurezza gestisce in modo efficace gli ingressi e l’area è servita dalla vicina Stazione Termini e da fermate autobus. L’attenzione ai percorsi interni e alla segnaletica è superiore rispetto agli altri due luoghi, ma manca una guida tattilo–visiva e un supporto audio per persone con disabilità visiva. L’elevata frequentazione di pellegrini mette in evidenza l’importanza di interventi che garantiscano un’esperienza inclusiva per tutti.
Le barriere architettoniche minori, come dislivelli non segnalati e cordoli alti, si sommano all’assenza di segnaletica inclusiva, creando percorsi frammentati e difficili da seguire. La scarsa manutenzione ordinaria, soprattutto nei mercati informali, aumenta il rischio di ostacoli improvvisi. Infine, l’assenza di un sistema di informazione integrato (mappe digitali, QR code, guide in LIS) impedisce a turisti e residenti con esigenze speciali di orientarsi autonomamente.
Per poter rendere la rielaborazione delle informazioni più concreta, sono state valutate due tipi di strategie per superare gli ostacoli osservati, adottando misure a breve e a lungo termine (risultanti anche dall’incrocio dei dati riportati nella Tab. 1).
Per le strategie a breve termine:
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Installazione di rampe rimovibili e accorgimenti modulari presso gli accessi secondari del Mercato Esquilino, accompagnati da segnaletica direzionale commisurata alle normative PEBA.
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Sviluppo di mappe tattili e mappe digitali consultabili via smartphone con QR code posizionati nei principali punti di interesse.
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Formazione di gruppi di cittadini-volontari per la manutenzione periodica dei percorsi e la rimozione tempestiva di ostacoli diversi. Delle necessità impellenti e materiali dunque, che possano risolvere delle problematiche afferenti ad una più funzionale e commisurata vita nel quartiere.
Invece, fra le proposte strategiche a lungo termine la questione va ad ampliarsi su una lungimiranza dell’abitare la zona, creando un tessuto sociale atto ad assottigliare lo scarto nell’accessibilità oggi presente:
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Attivazione di un tavolo di co-progettazione partecipata per definire patti di collaborazione tra residenti, attività commerciali e istituzioni accademiche (es. Facoltà di Scienze della Formazione).
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Implementazione di un piano di sensibilizzazione sulla progettazione inclusiva rivolto a operatori pubblici e privati, con workshop e laboratori pratici di Universal Design.
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Monitoraggio continuo tramite questionari digitali e focus group per valutare l’efficacia degli interventi e adattarli alle esigenze emergenti.
Per concludere, integrare l’esperienza sul campo con modelli consolidati di progettazione e governance può trasformare l’Esquilino in un quartiere più accessibile e accogliente per tutti. L’adozione di soluzioni modulari a breve termine, affiancata da processi partecipativi a lungo termine, favorirà non solo la rimozione delle barriere architettoniche ma anche il rafforzamento del senso di comunità e della cittadinanza attiva.