Nascosto tra gli edifici urbani postunitari del quartiere Esquilino, a pochi passi dalla trafficata Piazza di San Giovanni in Laterano, il Casino Massimo-Lancellotti offre un esempio delle tipiche ville di campagna, appena fuori città, appartenenti all’aristocrazia che dovevano caratterizzare i paesaggi dell’Esquilino fino all’Ottocento. La tenuta originaria, su cui insiste il Casino, doveva ospitare parte della collezione di opere d’arte del marchese Giustiniani in uno studiato scenario vegetale; essa venne lottizzata come area edificabile in epoca postunitaria e ne rimane oggi traccia nell'area di un piccolo giardino. Il corpo dell'edificio, invece, si erge ancora oggi ed ospita, dal 1948, i Frati minori di Terra Santa. Fatto costruire dai Giustiniani agli inizi del Seicento, si contraddistingueva per un’ornamentazione all’antica di gusto manierista che ancora caratterizza le sue facciate esterne con bassorilievi e busti di epoca romana incastonati nelle pareti dell'edificio. La tenuta venne acquisita dai Massimo nell’Ottocento per poi passare in proprietà ai Lancellotti dal 1848.
L’edificio è una raffinata testimonianza di architettura secentesca, mentre il ciclo di affreschi ospitato al suo interno rappresenta oggi la più significativa traccia dell’operato dei Nazareni a Roma.
Chi sono i Nazareni?
Nel 1810 un gruppo di artisti, studenti dell’Accademia delle Belle arti di Vienna, Franz Pforr, Friedrich Overbeck, Ludwig Vogel und Johann Konrad Hottinger, uniti nella cerchia artistico-spirituale di San Luca, lasciarono Vienna alla volta di Roma. Ad attrarli era il desiderio di studiare i modelli dell’arte italiana, non tanto l’antichità classica, quanto le forme medievali. La denominazione di “nazareni” gli venne attribuita, secondo alcuni in senso ironico, per via delle loro capigliature, imitanti quella di Gesù di Nazareth. Nella Roma di inizio Ottocento si erano già riversati numerosi artisti nordeuropei, come i Deutschrömer, gli artisti tedeschi che avevano legato il loro operato alla Città Eterna. I Nazareni trovarono alloggio nel vuoto chiostro di Sant’Isidoro, alle pendici del Pincio, dedicandosi all’arte e conducendo uno stile di vita quasi monacale.
Ad animare il gruppo furono i tedeschi Friedrich Overbeck (1789-1869) e Franz Pforr (1788-1812), fautori di una sintesi tra il gusto classico-raffaellesco e le nuove aspirazioni romantiche, in parte sulla scorta della lezione classicista di Winckelmann. Il legame di Overbeck con l’Italia venne immortalato dal dipinto Italia e Germania (1811), in cui una donna, allegoria della Germania, si avvicina a un’altra donna prendendola per mano, l’Italia, con uno sguardo di affetto e rispetto.
Gli artisti avevano preso le distanze dai temi tipici dell'accademismo in cui si erano formati optando, invece, per tematiche romantiche e, soprattutto, religiose, in linea con gli ideali pietistici coevi.
La conversione al cattolicesimo di alcuni dei membri del gruppo influenzò ulteriormente la linea tematica di varie loro realizzazioni. Il gruppo era tuttavia percorso da dissidi anche di orientamento religioso: mentre Overbeck abbracciò dal 1813 il cattolicesimo, radicandosi a Roma per il resto della sua vita, un’altra ala, animata da Cornelius e Schnorr von Carolsfeld rimaneva protestante professando un’arte più romantico-tedesca e nazionalista. Nella concezione del gruppo l’arte si faceva portatrice di un’istanza religiosa e morale.
Dal punto di vista stilistico i Nazareni prendevano ispirazione dalla pittura italiana quattrocentesca, in particolare dalle tonalità tenui di Perugino, di Beato Angelico e soprattutto di Raffaello, dove alla prevalenza della luce si associano le forme aggraziate e armoniose. Al modello dei “primitivi” italiani si legava al contempo una ripresa di un filone nordico, rappresentato da Albrecht Dürer e Jan van Eyck. Per quanto riguarda le forme dell’espressione artistica, i Nazareni, soprattutto Cornelius, rivolsero particolare attenzione a un recupero del formato dell’affresco, quello monumentale dei modelli rinascimentali.
Tra i diversi committenti romani che si rivolsero ai Nazareni ci fu il console di Prussia, Ludwig von Bartholdy, che nel 1815 affidò a Cornelius la pittura di alcuni ambienti del Palazzetto Zuccari con un ciclo di storie relativo a Giuseppe.
Il ciclo di affreschi del Casino Massimo
L’opera conobbe una certa risonanza e determinò probabilmente il successivo incarico da parte del marchese Massimo, consistente nella decorazione di tre stanze del Casino nella sua tenuta presso il Laterano. La serie di affreschi, destinata ad ornare le tre stanze interne al piano terra prospiciente il giardino, venne portata a termine tra il 1817 e il 1829. Il tema delle stanze si ispirava alle tre opere letterarie più rappresentative dell’età medievale e rinascimentale italiana, ovvero: La Divina Commedia di Dante Alighieri, l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Gli affreschi pertanto riproducevano il mondo cristiano e cavalleresco a cui il gruppo di artisti tendeva idealmente. Nel suo complesso, inoltre, il ciclo riflette l’interesse per le espressioni folcloristiche popolari alla base della nascente coscienza nazionale.
La sala centrale, affrescata da Julius Schnorr von Carolsfeld, era dedicata agli episodi dell’Orlando Furioso, la sala laterale di destra, affidata a Overbeck e a Joseph Fürich, alla Gerusalemme liberata e la sala di sinistra alla Divina Commedia, opera di Philipp Veit e di Joseph Anton Koch.
Le soluzioni compositive degli affreschi nelle tre stanze sono varie date le diverse mani, ma trovano anche una sintesi nello stile; numerose sono le citazioni di opere quattrocentesche, in particolare dal ciclo delle Stanze Vaticane. La stanza di Dante mostra episodi delle tre cantiche: alcuni dei momenti più significativi del viaggio di Dante nell’Inferno e nel Purgatorio sono raffigurate sulle pareti, mentre la volta è riservata al Paradiso. Nella stanza di Ariosto il trionfo di Carlo Magno e dei paladini occupa il riquadro centrale. Tra gli episodi della Gerusalemme Liberata della stanza di Tasso, oltre alla grande scena della parete nord dove Pietro l’Eremita, puntando il dito al cielo, designa Goffredo di Buglione come capo della spedizione, assumono rilevanza una serie di episodi che esaltano i valori epico-cristiani, primo tra tutti la scena degli sposi guerrieri Odoardo e Gidippe, immortalati in ultimo sguardo, prima dell’uccisione per mano di Solimano, ritenuta una delle composizioni più riuscite di Overbeck.
Il ciclo richiese una lunga esecuzione, dovuta anche al progressivo dissolversi del gruppo: Cornelius fu chiamato con Heinrich von Olivier e Julius Schnorr von Carolsfeld a Monaco da Ludwig I di Baviera.
Gli affreschi, nel complesso, ponendosi come uno delle sintesi più originali dell’unione tra gusto italiano e nordico nell’Ottocento, costituiranno un importante riferimento anche per il filone romantico e preraffaellita.
Per i visitatori, e in particolare per i pellegrini, la visita al Casino Massimo-Lancellotti può rappresentare un’interessante alternativa ai consueti itinerari più frequentati, dove la calma e il sollievo di un giardino si uniscono alle atmosfere incantate di una spiritualità cristiana letteraria.