In ogni officina che si rispetti c'è una regola d'oro: le macchine non possono girare al massimo dei giri per sempre. Se non le fermi per la manutenzione, se non lasci che il motore si raffreddi, prima o poi si rompono. Si fondono.
Eppure, noi esseri umani – che siamo infinitamente più preziosi e complessi di qualsiasi macchinario – sembriamo aver dimenticato questa regola base.
Viviamo immersi nella "cultura della performance". Ci sentiamo in dovere di essere sempre reperibili, sempre produttivi, sempre "sul pezzo". La risposta "sono stanco" o "non ho tempo" ci sembra quasi una colpa, un segno di debolezza. E così corriamo. Corriamo dietro alle scadenze, alle notifiche che vibrano in tasca anche di sera, all'ansia di non fare abbastanza. Fino a quando non sentiamo quell'odore di bruciato dentro di noi: è lo stress che diventa cronico, è l'entusiasmo che si spegne, è quel vuoto che chiamiamo burnout.
Oggi, nella nostra "Officina dello Spirito", vogliamo fare una cosa controcorrente: vogliamo fare l'elogio dello "stop".
Attenzione: non stiamo parlando di pigrizia o di svogliatezza. Stiamo parlando di riposo. E per un cristiano, il riposo non è un optional o un premio che ci si concede solo quando si è esausti dalla fatica.
Fermarsi è un atto di umiltà. Quando stacchiamo la spina, quando spegniamo il telefono, quando diciamo "basta per oggi", stiamo ammettendo di non essere onnipotenti. Stiamo dicendo: "Signore, io ho fatto la mia parte, ora lascio il mondo nelle Tue mani. Il mondo andrà avanti anche senza di me per qualche ora, perché sei Tu che lo reggi, non io."
Il riposo vero è un atto di fiducia. È smettere di credere di essere indispensabili.
Come possiamo, allora, fare manutenzione alla nostra anima in un mondo che non dorme mai? Ecco tre piccoli suggerimenti per la vostra settimana:
1. Riconquistate i confini.
La tecnologia ha abbattuto i muri tra lavoro e vita privata. Dobbiamo ricostruirli noi. Stabilite un orario in cui l'officina chiude davvero. Non controllate le mail di lavoro a letto. Non rispondete ai messaggi professionali la domenica, se non è un'emergenza di vita o di morte. Proteggere il vostro tempo non vi rende lavoratori peggiori, vi rende persone più equilibrate e, alla lunga, più lucide e capaci.
2. La "pausa sacra" durante il giorno.
Non aspettate il weekend per respirare. Durante la giornata lavorativa, prendetevi cinque minuti veri di stacco. Non per scrollare i social (che non è riposo, ma altro rumore per il cervello!), ma per guardare fuori dalla finestra, per bere un bicchiere d'acqua con calma, per sgranchirvi le gambe, per recitare un'Ave Maria. Sono piccoli "stop" che raffreddano il motore.
3. La Domenica non serve per recuperare, serve per vivere.
Troppo spesso usiamo la domenica solo per dormire o per portarci avanti con le faccende di casa in vista del lunedì. Proviamo a restituire alla domenica il suo senso: è il giorno della relazione. Relazione con Dio, relazione con gli amici, con la famiglia, con la bellezza, con la natura. È il giorno in cui ricordiamo a noi stessi che siamo figli liberi, non schiavi della produzione.
Cari compagni di viaggio, non abbiate paura di fermarvi. Un'anima stanca non riesce ad amare, non riesce a essere creativa, non riesce a sperare. Prendersi cura del proprio riposo è, forse, il primo dovere che abbiamo verso noi stessi e verso chi lavora con noi.
Spegnete il motore. Fate raffreddare gli ingranaggi. Domani l'officina riaprirà, e voi sarete pronti a lavorarci con uno spirito nuovo.